Skerk – Prepotto, Carso

Terra di confine se ce n’è una, il Carso. Abbraccia Trieste da nord: ci si inoltra per piccoli paesi col doppio nome, lungo piccole stradine, delimitate da piccoli muretti a secco. E’ un altopiano roccioso di origine calcarea, che va più o meno dalle Alpi Giulie al Mar Adriatico.

Una terra impervia e selvaggia, caratterizzata dalla permeabilità delle sue rocce: la pioggia le ha scavate e trapassate, dando vita a grotte, fiumi carsici e doline (valli che sarebbero laghi se l’acqua non filtrasse). La bora ha fatto il resto, soffiando via la tipica terra rossa dalla roccia e rendendo l’agricoltura ancora più faticosa.

Ma di agricoltura questa terra povera è sempre vissuta. Ai tempi dell’impero Austro-Ungarico qui si coltivavano frutta e verdura per il mercato di Trieste e fiori per quello di Vienna. Storicamente erano gli sloveni a occuparsi dei campi, così come hanno origine slovena, oggi, i produttori di vino carsolini di qua e di là dal confine, che hanno concentrato la maggior parte dei loro sforzi su alcune varietà tradizionali, quali vitovska, malvasia istriana e terrano, in alcuni casi affiancati da vitigni internazionali, sauvignon, pinot grigio e merlot soprattutto.

A Prepotto, frazione alle spalle di Aurisina, c’è l’imbarazzo della scelta su dove fermarsi, visto la concentrazione di vignaioli di spessore: Zidarich, Kante, Skerk, Lupinc, coltivano qui le loro vigne e producono vini che vantano personalità spiccata, scolpita nella roccia, proprio perché nascono in un areale così particolare e vocato, con la montagna a conferire acidità, il mare sapidità, la pietra mineralità e con la bora a fare il resto.
Incontriamo Boris Skerk, la cui azienda conta su 7 ettari vitati da cui ottenere un po’ più di 20.000 bottiglie l’anno.
A fine 2014 assaggiamo – meglio, beviamo – Vitovska 2012, Malvasia 2012, Ograde 2011 (da vitovska, malvasia, sauvignon e pinot grigio) e Terrano 2012. Sì, beviamo più che assaggiare, grazie al tratto comune all’intera produzione, la grande bevibilità di vini ottenuti con macerazioni prolungate che si spingono fino a gennaio anche per i bianchi. Fermentazioni spontanee e affinamento in legni usati di diverse dimensioni, all’interno della cantina sotterranea “autocondizionata” dall’acqua che scorre sulle pareti e nel sottosuolo, raffrescando d’estate e temperando nella stagione fredda.
Senza filtrazioni, Vitovska e Malvasia si presentano entrambe con una bella veste dorata, appena opaca nella Vitovska.
Annusare e degustare qui la Vitovska 2012 sintetizza appieno l’ambiente che ti circonda. Ha note di the e agrumate, di albicocca e iodio, magari è un po’ scontroso al primo sorso, che pare quasi tannico, ma che rivela poi un vino di buona complessità e di sostanza, coerente e che lascia un lungo ricordo ammandorlato.
La Malvasia 2012 appaga pienamente la vista e dispiega le sue caratteristiche aromatiche senza timidezza alcuna, spaziando dalla macchia mediterranea all’albicocca a richiami di pasticceria, agevolmente rintracciabili all’assaggio, con freschezza e sapidità accentuate. Finale lungo lungo, il livello nella bottiglia cala velocemente…
Ograde 2011 è l’unico vino non monovitigno di casa Skerk. Ograde indica una piccola particella di terra recintata con i tipici muretti di pietra calcarea per impedire l’ingresso agli animali ed è anche il toponimo della particella dove oggi sorge la cantina.
Che si tratti di un vino di grandi peculiarità lo comprendi subito dal colore, vagamente rosato. Quando si approccia il bicchiere si hanno due possibilità: correre all’assaggio o raccogliere il guanto di sfida.
Se si decide per la tenzone rosa e fiori secchi, fragoline di bosco e albicocca, macchia mediterranea, note salmastre e chissà cos’altro ancora anticipano un sorso di grande struttura eppure fin facile, coerente con i riconoscimenti olfattivi e sostenuta da evidente sapidità. Super!!

Ograde 2011 sarà in degustazione sui banchi di Voluptates 2015.

Author: Claudio Maria

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